Arte Digitale

  • Nemo Piano 3.0 di Francesco Tristano e collectif SCALE, Festival Némo 2013, MAC Créteil

    Nemo Piano 3.0 di Francesco Tristano e collectif SCALE, Festival Némo 2013, MAC Créteil

    © Quentin Chevrier pour Digitalarti

  • Esposizione Soft Metal di Bill Vorn, CDA Enghien-les-Bains, 2014

    Esposizione Soft Metal di Bill Vorn, CDA Enghien-les-Bains, 2014

    © Quentin Chevrier pour Digitalarti

  • Macchinina telecomandata, Artlab Digitalarti.

    Macchinina telecomandata, Artlab Digitalarti.

    © Quentin Chevrier pour Digitalarti

Arte Digitale

In collaborazione con Digitalarti 

Come dice il nome, l'arte digitale è in sintonia con la nostra epoca in cui la quotidianità è trasformata dalle nuove tecnologie e da Internet. Come dice il nome, l'arte digitale è in sintonia con la nostra epoca in cui la quotidianità è trasformata dalle nuove tecnologie e da Internet.

Così, a differenza dell’arte contemporanea, l’arte digitale non si accontenta di sconvolgere i canoni estetici, ma utilizza tutte le risorse delle attuali tecnologie, soprattutto quelle frutto della rivoluzione elettronica e informatica.

Questo connubio di arte e tecnologie legate al digitale dà vita a nuove pratiche artistiche, a nuovi tipi di opere nonché a nuove relazioni con lo spettatore.

Come per altri ambiti, la nascita di un’arte «digitale» si colloca negli anni 80, quando l’informatica e i primi PC cominciano a raggiungere il grande pubblico.

Da quel momento i software permettono, ad esempio, di comporre musica o di disegnare in modo nuovo. Ma ben presto lo stesso supporto cioè il computer e gli apparecchi tecnologici a lui collegati (stampante, connessione Internet etc.), diventa oggetto della pratica artistica. I primi «mattoni» dell’arte digitale sono posti.

Ma le fondamenta di questo nuovo edificio artistico poggiano sull’arte video e la scultura cinetica. Sull’immagine e il movimento. L’arte video è già l’arte dello schermo e delle macchine I pionieri del genere, come Nam June Paik e Bill Viola, annunciano l’arte digitale e le performance audiovisive.

Allo stesso modo, l’arte cinetica, rappresentata dai «mobile» di Calder e dalle illusioni ottiche di Vasarely, è già l’arte del «motore», della mobilità, dell’interazione con l’ambiente o il pubblico, altra caratteristica dell’arte digitale.

L'arte digitale offre una complessità e una varietà che non smettono di crescere con il progresso tecnico. I sensori di movimento, ad esempio, danno agli artisti la possibilità di sperimentare forme d’arte inedite in termini di interazione.

L’artista diventa così al tempo stesso un tecnico, qualora non si rivolga direttamente a laboratori scientifici per mettere a punto i propri dispositivi.

Tutte queste sperimentazioni artistiche, che possono anche nascere in laboratori come i fablab (contrazione di FABrication LABoratory), frammentano l’arte digitale in molteplici correnti a seconda delle tecniche usate.

Il simbolo dell’arte digitale è la Net Art. Un’arte che prende in prestito da Internet le caratteristiche di mobilità, fluidità, virtualità, e cambia la natura intrinseca di un’opera.

Usando Internet, gli artisti —come Olga Kisseleva, JODI, Maurice Benayoun o Mouchette , solo per citarne alcuni— hanno a loro disposizione uno straordinario strumento creativo. Una gigantesca banca dati, di immagini e suoni.

Internet è al tempo stesso un luogo di produzione, ma anche uno spazio espositivo, di partecipazione, sperimentazione e comunicazione. Un luogo con cui le gallerie e i musei non possono competere.

Un’opera di arte digitale è, tra le altre cose, a seconda dello scopo e delle tecniche su cui si basa, un’«opera dalle molteplici possibilità» (Gregory Chatonsky, My life is an interactive fiction), un’opera interattiva che reagisce alle sollecitazioni del pubblico (Daan Roosegaarde, Lotus 7.0.).

Un’opera in continuo divenire, animata da programmi algoritmici (Miguel Chevalier, Fractal Flowers), un’opera meccanica, robotica (Robotlab, Bios [bible]…).

E, all’estremo, un’opera «vivente» nel caso della bioarte che combina arte, scienza e biotecnologie (Eduardo Kac, Eudenia).

Ma è anche un’opera fragile, che dipende da un contesto tecnico, dalla sua obsolescenza (programmata o meno), dalla sua manutenzione e conservazione. I prossimi secoli constateranno se l’arte digitale può durare quanto le arti classiche.