Jacques Rocher, “Un albero per ogni abitante del pianeta”

  • © Dominique Rolland

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Jacques Rocher, “Un albero per ogni abitante del pianeta” Bretagne fr

È il sogno di Jacques Rocher, figlio di Yves Rocher e presidente della fondazione a lui dedicata. Un “piantatore d’alberi” che crede nella natura, dalla Bretagna al resto del mondo.

Com’è il suo rapporto con la Bretagna e le sue ricchezze, culturali e naturali?
La Bretagna è la mia terra. Sono nato a La Gacilly, un villaggio di 2.000 abitanti, anche mio padre è nato lì, mia madre continua a viverci… Insomma sono le mie radici. Radici celtiche, antiche, è una regione di dolmen, di menhir, che vive in un rapporto costante fra terra e mare. Noi bretoni siamo ancorati alla nostra terra, la amiamo, ma siamo anche proiettati verso il mare, verso il mondo esterno. E’ il nostro carattere… Forse da questo nasce lanostra tradizione di accoglienza. In Bretagna c’è un’accoglienza eccezionale, calorosa, che i turisti (molti italiani) conoscono bene e apprezzano. Il Golfo del Morbihan, dove sorge il mio villaggio, è uno scenario eccezionale… E’ qui che abbiamo voluto creare il nostro hotel, La Grée des Landes, rigorosamente ecologico.E il nostro chef propone una cucina gastronomica legata al territorio e al ritmo delle stagioni che riesce a essere anche una grande cucina contemporanea. In questo senso la nostra filosofia è molto vicina a quella di Slow Food che rivaluta il lavoro dei contadini, dei piccoli produttori e recupera un rapporto con la terra, con la natura.

Com’è nato il progetto del Festival Internazionale della Fotografia di La Gacilly e di una mostra quest’anno dedicata all’Italia?
La fotografia è una mia grande passione insieme alla natura e ho voluto portare qui foto inserite nel paesaggio, nella natura. Un festival impegnato per lo sviluppo sostenibile. E quest’anno è stato quasi naturale pensare all’Italia, per via dell’Expo e al suo tema conduttore, Nutrire il Pianeta. Desideravo anche mostrare uno sguardo diverso, quello dei fotografi italiani (in mostra ce ne saranno una decina), sulla Bretagna e sul mondo.

La Fondazione Yves Rocher continua l’esperienza di suo padre?
Certo, tutto nasce dalla natura, dall’amore per la natura. Mio padre ha iniziato a utilizzare i fiori e le piante della Bretagna per  una nuova filosofia della cosmesi e io sono 45 anni che milito per la natura. A La Gacilly abbiamo il nostro orto, dove coltiviamo le piante per la cosmetica, chi viene da noi è colpito dal nostro rapporto autentico con la natura. La Fondazione non fa che portare il discorso del rispetto della natura a un livello più ampio.Per esempio con il progetto “Plantons pour la planète” un’avventura cominciata a Nairobi nel marzo del 2007 quando ho incontrato Wangari Maathai, la prima donna africana a ricevere il Nobel. All’epoca sembrava folle pensare di piantare 1 milione di alberi, oggi una grande mobilitazione internazionale ci permette di mantenere l’impegno di 50 milioni di alberi piantati nel mondo entro il 2015!

Biodiversità e sostenibilità sono decisive per il nostro futuro... come agisce la Fondazione Yves Rocher?
L’esempio del nostro eco-hotel può essere indicativo. Si tratta di una piccola rivoluzione, un albergo rispettoso dell’ambiente che consuma poca energia, utilizza fonti rinnovabili, recupera i rifiuti, ricicla l’acqua… La tecnologia può, anzi deve, essere un’alleata della tutela del territorio. La salvaguardia della biodiversità è poi assolutamente decisiva per ritrovare il giusto rapporto tra uomo e piante, oltre al rispetto per la natura e i cicli naturali, per le varie specie che crescono nel nostro pianeta. Per me, si tratta di una vera filosofia di vita.

Il tema dell’Expo 2015, Nutrire il Pianeta, è uno dei temi forti della sua Fondazione: come vede il futuro del mondo e cosa può fare ognuno di noi per la natura?
La questione è molto complessa, naturalmente. Ma mi piace citare la leggenda amazzonica del colibrì che durante uno spaventoso incendio nella foresta vola instancabile portando ogni volta nel becco un po’ d’acqua da gettare sul fuoco. E agli altri animali che gli domandano cosa mai pensi di fare con quelle poche gocce d’acqua, risponde “faccio la mia parte”. Penso davvero che ognuno di noi debba fare la sua parte. Ognuno nella propria quotidianità. Oggi si può continuare a vivere in un villaggio di 2.000 anime come La Gacilly, ma essere in connessione con il mondo intero. Conservare le radici e insieme essere internazionali e aperti verso il mondo. 

Lei ha girato tutto il mondo, le aree più verdi e più fragili del pianeta… c’è qualche luogo che ama particolarmente, in Francia e in Italia?
Il Golfo del Morbihan in Bretagna è per me davvero una meraviglia della natura, un luogo atemporale, magico, ci si sente   fuori dal mondo… In Italia, conosco la Toscana, che amo molto, ma amo anche le città, che sanno coniugare una storia antica e una grande energia, passato e contemporaneità. E c’è un’arte di vivere, un’eleganza, uno stile di vita che accomuna Francia e Italia. Senza mai dimenticare le proprie radici.

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