Paola Giambelli - un sogno fra Parigi e Milano

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Paola Giambelli - un sogno fra Parigi e Milano

Intervista di Veronica Grimaldi

Ammirando il nuovo hotel cinque stelle lusso nel cuore di Milano, la prima domanda è: perché “Palazzo Parigi”? “Palazzo Parigi nasce dalla volontà di far confluire nel nome l’ispirazione che ha portato a questo progetto” spiega l’architetto Paola Giambelli, anima e artefice di questo nuovo gioiello milanese.

Architetto Giambelli, è vero che il suo sogno di architetto era realizzare un palazzo parigino nel cuore di Milano?
In realtà non è cosi. Palazzo Parigi rappresenta sì il raggiungimento di un sogno, ma come albergatore, non come architetto. Volevo staccarmi dall’attività di famiglia e confrontarmi con un ambito diverso, dedicandomi al piacere dell’ospitalità, che ritengo una vocazione. Con questo progetto ho cercato di creare qualcosa di unico, un contenitore di tutte le conoscenze che ho acquisito nel corso delle mie esperienze di viaggio. Praticamente ho trasferito il mio amore per Parigi in quella che considero la mia casa.

Si è ispirata ad un hotel parigino in particolare?
Sicuramente l’ispirazione è legata ai grandi alberghi parigini: Ritz, George V, Plaza Athenee e Le Bristol. Le fonti d’ispirazione comunque sono state tante e non necessariamente francesi o parigine. Per quel che riguarda l’architettura, le finiture interne, i pavimenti, i decori sono d’ispirazione italiana. Ma abbiamo scelto un architetto e decoratore francese, per riprendere quel tipo di bellezza, quello stile, quella grandezza... Ci sono voluti 5 anni per realizzare Palazzo Parigi e c’è  stata una grande ricerca del dettaglio, nell’architettura come nella decorazione degli interni.

Da dove nasce la sua passione per la Francia?
Amo molto viaggiare, spesso per lavoro, e giudico la qualità dell’ospitalità francese irresistibile. L’attenzione al dettaglio e all’estetica, la maniera di accoglierti, di coccolarti, mi hanno conquistata. Lo charme che si vive in Francia è qualcosa di impalpabile, che ho cercato d’infondere nel mio hotel.

Quale tipo di atmosfera suggerirebbe di scoprire ad un italiano che va a Parigi?
Fra i ristoranti - e  Parigi è una capitale gastronomica, con grandi chef a livello mondiale - oltre ai più famosi, dall’Hotel Le Meurice, a L’Ambroisie in place des Vosges a L’Atelier di Joel Robuchon, suggerirei anche qualche bistrots, come Juveniles, in rue de Richelieu vicino al Louvre, Aux Marches du Palais, altro piccolo bistrot parisien vicino al Trocadéro, e Terroir Parisien, il nuovo bistrot contemporaneo del famoso chef Yannick Alleno. Senza dimenticare Goust, in rue Volney, il nuovo ristorante di Enrico Bernardo, eletto qualche anno fa miglior sommelier del mondo. Mentre come boutique amo quella di Hermès sulla Rive Gauche, nel cuore di Saint-Germain. Mi piace perché è il più originale e innovativo punto vendita, fin dalla location, nell’ex piscina Art Nouveau del vicino Hotel Lutetia: un immenso loft su tre livelli, un concept store dello charme parigino.

Quali sono i nomi dei suoi vini francesi preferiti? E il suo piatto preferito?
Per quanto riguarda i vini bianchi, amo la freschezza dei vini alsaziani e la complessità/morbidezza degli Chardonnay della Côte de Beaune in Borgogna. Per i rossi amo il frutto rosso e la spezia delicata delle Syrah del Nord delle Côtes du Rhône, la finezza e l’eleganza dei pinots noirs provenienti dalla Côte de Nuits in Borgogna senza  dimenticare la potenza e la persistenza dei grandi Bordeaux. Quando voglio passare un momento di festa o di relax con gli amici il primo pensiero è la finezza della bollicina dello champagne. Mentre il mio piatto francese preferito è il foie gras.

Quando Lei va in vacanza, quali sono i suoi interessi?
Sono piuttosto legati all’arte e all’antiquariato, ma amo anche fare shopping.

Pensa che ci sia qualcosa in cui l’Italia dovrebbe prendere esempio dalla Francia?
La consapevolezza del proprio valore: i francesi sanno ben valorizzare i loro punti di forza e questo è un pregio. 


Palazzo Parigi, il nuovo 5 stelle lusso nel cuore di Milano
Nell’immaginare il suo sogno per Milano, l’architetto Giambelli ha trovato ispirazione naturale nei più fulgidi elementi della ricettività parigina: la sontuosità contemporanea, l’impatto monumentale, l’allure senza tempo.Allo stesso tempo, la scelta di un “Palazzo” conferma la personalità di un progetto che s’inserisce da protagonista nello skyline storico di Milano. Un dettaglio raffinato: il piccolo marchio che arricchisce il logotipo è un riferimento ai nodi vinciani visibili al Castello Sforzesco. Un omaggio a Leonardo da Vinci, che è stato così importante per la città.