Personaggi: Brachetti... che sorpresa!

  • Arturo Brachetti

    Arturo Brachetti

    © Paolo Ranzani

Personaggi: Brachetti... che sorpresa! Torino it

Per il Guinnes dei Primati è il più veloce trasformista del mondo. Certo è il più grande: una galleria di 350 personaggi, 100 interpretati in una sola serata, cambia d'abito in meno di 2 secondi... Un mito. Lo abbiamo acchiappato al volo di ritorno a Torino dalla Francia e prima che sparisse da qualche altra parte del mondo...

La tua carriera inizia a 20 anni, a Parigi e diventi la star del Paradis Latin… da Torino, la “piccola Parigi” (nonché città magica) alla “vera” Parigi: come ricordi quegli inizi e l’accoglienza della capitale francese? 
Era il 1977, sono arrivato a Parigi in treno, con la mia valigia con i costumi, scendo alla Gare de Lyon e non avevo mai visto un métro... Sono rimasto un quarto d’ora fermo a cercar di capire come funzionassero quei treni sotterranei… Poi in qualche modo sono arrivato al Paradis Latin. Ricordo che c’era Jean Marie Rivière che aveva appena aperto il locale, Gérard Majax, che è un po’ il mago Silvan dei francesi, e io che arrivavo dalla provincia piemontese per la prima volta in una grande metropoli internazionale, 1 metro e 80 per 56 kg di peso, in pratica una scopa vestita, mi sono sentito un po’ tanto naïf… Comunque, facciamo l’audizione, 12 minuti, il mio spettacolino finiva con il cancan…Alla fine mi presero, come attrezzista: pulivo le gabbie dei conigli dei prestigiatori, attaccavo i manifesti, roba da gnunu (in piemontese, un tipo non troppo sveglio) come ero allora. Ci sono voluti due anni per arrivare al palcoscenico, mi hanno cambiato tutta la scenografia, la musica: ero una specie di mago dentro un quadro di Magritte. Ricordo benissimo quella vigilia di Pasqua del 1979 quando Rivière mi disse: bene, vai in scena stasera. Sono andato ad accendere una candela a Notre-Dame, e poi… sono rimasto in scena per 2 anni e mezzo, al Paradis Latin. Mi sono fatto i capelli blu, mi sono comprato un macchinone tipo Paperon de’ Paperoni, e ho conosciuto la Parigi di notte, all’epoca era di una vivacità straordinaria.

Parigi è sempre la tua “città del cuore” (dopo Torino, naturalmente)? Ci racconti un po’ la tua Parigi, qualche indirizzo segreto, un po’ magico, diverso da quel che sembra… che solo un illusionista-trasformista come te può conoscere?
Parigi è veramente la mia città del cuore, quella che mi ha lanciato e dove ho sempre tanto successo. I francesi mi hanno nominato Cavaliere delle Arti e delle Lettere già nel 2011, c’è la mia statua al Museo delle Cere che si cambia di abito ogni 20 secondi e batte persino i miei record da Guinness dei Primati! A Parigi mi sento a casa… In rue de Rosiers, nel Marais, vado a La Boutique Jaune, una panetteria dalla facciata gialla dove fanno una cheesecake strepitosa. Un po’ più in là, sempre in rue des Rosiers, ci sono le vetrine verdi di L’As du Fallafel che fa i migliori falafel di Parigi. Mi piace andare a vedere il Musée desarts forains ai Pavillons de Bercy, al cinema Rex… Vado volentieri al ristorante Georges su al Centre Pompidou, un posto magico per mangiare con vista su tutta Parigi. Oppure da Le Tambour in rue Montmartre: atmosfera da vecchia brasserie, uno dei pochi posti aperti fino alle 5 del mattino, popolare, bellissimo, con dei vecchi signori un po’ avvinazzati al bancone, facce da Karl Marx o da Rodin... E poi mi piace il ristorante dell’Opéra, il Cafè Marly al Louvre, dove nella seconda sala c’è un tavolo affacciato proprio su una delle sale del museo. Un altro posto divertente è la pizzeria da Vito-speakeasy, piastrelle bianche e atmosfera italiana, ma dietro la porta del frigo si apre un locale segreto, un bar in perfetto stile proibizionismo anni ’20: il Moonshiner…

Ma allora Brachetti è una buona forchetta?
In realtà devo tenermi in forma, mangio sempre le solite cose, carne alla griglia e insalata,ogni tanto una pizza…

Ma cerco posti piacevoli, almeno da appagare la vista. E’ vero che fai ginnastica alle 2 di notte? 
Sì, è vero! Dopo che ho finito di contattare via mail amici sparsi per il mondo per i fusi orari,mi metto a fare ginnastica, davanti allo specchio, in mutande, così non posso barare su pancetta e rotolini… Ho tutto: elastici, tappetini…tutte cose che posso mettere in valigia e portarmi in giro la mia palestra, dappertutto.

In quanto a valigie, nel tuo ultimo spetta coloora in tournée in Italia, “Brachetti che sorpresa!”, sei un uomo in viaggio, circondato da valigie… Ti piace anche viaggiare per piacere? E quali sono le tue mete preferite? E in Francia? 
Viaggiare mi piace moltissimo. Non mi attraggono però il Kilimangiaro o la Foresta Amazzonica, a me piacciono le città, le grandi città,New York, Tokyo, Sidney… In Francia, oltre a Parigi, amo Lione, Tolosa, Lille, Nizza…

In Francia sei una star assoluta, i francesi ti adorano, il tuo ultimo spettacolo ha avuto un successo grandioso, 70.000 spettatori solo a Parigi… Hai già qualche progetto che dopo la tournée in Italia ti riporterà oltralpe?
Sì, ci sono un paio di opzioni, creare un nuovo one-man show e tornare sul palcoscenico, ma anche aprire un cabaret fisso, un locale piccolo, un po’ nello spirito originario del Moulin Rouge, con spettacoli di qualità, non roba da turisti…Senza rinunciare a Torino e alla tua casa magica, con una telecamera sempre puntata sulla Mole…Ho 11 telecamere in casa, 1 puntata fissa sulla Mole: così dovunque sono nel mondo posso sapere com’è Torino, che tempo fa… Sono sempre qui anche se sono via...

Una curiosità: ma il tuo ciuffo è una Mole Antonelliana in piccolo o una Tour Eiffel mignon?
In realtà è un’eredità del ruolo di Puck in Sogno di una notte di mezz’estate di Shakespeare… Ma quando sono arrivato a Parigi con il ciuffo i giornali hanno subito scritto che avevo la Tour Eiffel in testa… E la Mole è la Tour torinese!

Sei stato protagonista di una storia di Topolino, un privilegio riservato ai Grandi, e sei finito anche in un fumetto di Cattivik…ti piacerebbe diventare anche un cartone animato? E fare uno spettacolo di magia in un film di Woody Allen, che ha la passione per la magia?
Mi piacerebbe molto diventare un cartone animato, il “personaggio col ciuffo”… Ci vuole qualcuno che inventi una bella storia… Come mi piacerebbe lavorare con Woody Allen: lui e la sua famiglia sono venuti a vedere il mio spettacolo a Parigi, nel 2005, poi Woody è venuto in camerino e mi ha detto che se avessi voluto sbarcare a New York lui era pronto a organizzarmi tutto… Ne parliamo da allora, lui è un grande appassionato di magia, chissà che prima o poi non venga fuori qualcosa...

E infine la madre di tutte le domande… ma perché hai deciso di fare il mago nella vita? E se non fosse diventato un mago-trasformista, cosa avrebbe voluto essere Arturo Brachetti?
A 13 anni ero in seminario ed è lì che ho conosciuto un prete-mago, don Silvio Mantelli, che mi ha dato la chiave del suo magazzino pieno di libri e cose di magia… Ho cominciato così, al teatrino del seminario… Se non fossi diventato mago forse sarei diventato prete. E comunque io vivo il mio lavoro come una missione, in qualche modo. Come mi disse don Silvio quando ho lasciato il seminario, ognuno deve seguire la sua vocazione, e se la mia è quella di far sognare… Per questo non mi pesa stare a dieta, essere sempre inviaggio, un ragazzo con la valigia… è la mia missione. E quando sono sul palcoscenico vivo una specie di psicodramma quotidiano, sono un mago che si trasforma, sparisce, vola via… Finchè dura…