Catherine Geel, il design guarda al futuro

Oggi più che mai è importante riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente e su come il design stia evolvendo e possa contribuire al futuro della società contemporanea.

È questo il tema della XXII Triennale di Milano Broken Nature: Design Takes on Human Survival, aperta fino al 1° settembre 2019, e di Nouvelles Natures: tre scuole d'arte e design in mostra all'Institut Français Milano, fino al 14 aprile. Ne abbiamo parlato con la curatrice del padiglione francese alla Triennale, Catherine Geel, storica del design e critica, autrice di numerosi libri e attenta al mondo dei designer italiani: ha pubblicato in particolare l’edizione francese dei testi di Alessandro Mendini che non erano mai stati tradotti in Francia.

Come ha concepito il padiglione francese della Triennale e selezionato le 9 proposte in mostra? Ci spiega la scelta del titolo del progetto De la pensée au visible. Design As A Large Ring?
Quando il Ministero francese della cultura mi ha chiesto una proposta, ho subito pensato di unire diverse discipline del design come la grafica, l’architettura, l’urbanistica - e giovani ricercatori con una formazione sia teorica che pratica, interessati ai temi dell’ambiente e dell’ecologia, legati alla scienza, alla politica economica. A partire da questa scelta comune ho iniziato a lavorare alla forma del padiglione con Karl Nawrot, designer grafico, Sophie Breuil designer e gli architetti dello studio Block. Il padiglione racconta come i designer interpretano e agiscono sulla complessità e fragilità del nostro mondo. I designer sono informatori, interpreti, iniziatori di progetti, lavorano con scienziati di varie nazionalità, organizzano sia la mediazione di dati complessi da apprendere, sia un modo per innovare e cambiare i modi di produrre. E attorno a questi due grandi temi che è stato costruito il padiglione.

Il tema dell’ecologia oggi è particolarmente importante per un designer, un ricercatore: come ha scelto di presentarlo alla Triennale? Ci può fare qualche esempio?
La scelta è stata formalizzare un paesaggio: è la grande piattaforma che occupa il centro del padiglione ed è un paesaggio mentale, che propone il momento originale della concezione. Il designer deve poi materializzare concettualmente il suo progetto. Quindi l’idea è stata mostrare la realtà dei progetti e ogni designer ha prodotto un breve filmato, dalla visualizzazione dei big data della NASA (David Bihanic), a una riflessione sulle piante invasive di Samy Rio e uno studio sul bambù, o ancora Astrid de la Chapelle, Sarah Garcin e Pauline Briand e la loro narrazione sulla storia dell’Isola di Pasqua e la fabbrica del colore di Marie-Sarah Adenis, designer e biologa. Tutti hanno in comune l’immergersi in progetti di ricerca pratica e applicata.

Come vede lo sviluppo del design e il suo impatto sulla vita dell’uomo e
per la tutela dell’ambiente?

Difficile rispondere. Uno dei problemi del design secondo me è il rischio di chiudersi all’interno della comunità dei designer. Per questo, eventi come la Triennale sono importanti. L’obiettivo è far capire che l’innovazione non è l’unica mission del design e può prendere strade diverse: la produzione lenta (slow o low tech) di David Enon (Mineral Accretion Factory, in mostra) ne è un esempio: utilizzando tecniche semplici, mezzi modesti o poveri, propone prospettive interessanti per le zone marine.

È la prima volta che realizza un progetto così ampio in Italia? Come ha trovato l’approccio al design italiano rispetto a quello francese, sono possibili forme di collaborazione?
Sì, è la prima volta. Molti designer francesi nel settore del mobile lavorano per prestigiose aziende italiane come Flos, Magis. Io, come ricercatrice e storica, ho avviato da anni con altri ricercatori un seminario sulla storia del design italiano e sono molto contenta che la Francia abbia deciso di tornare alla Triennale e riprendere il dialogo culturale qui.

Il 2019 è “l’anno da Vinci”. Ritiene ci sia ancora oggi una eredità di Leonardo e in qualche modo lui abbia anticipato in alcune sue invenzioni il design contemporaneo?
Di Leonardo mi ha sempre colpito lo spirito universale, l’interesse generalista per tutti gli aspetti della vita, in cui ingegneria, estetica, arti, téchne si alleano. E il designer è un generalista, nel senso che non è uno specialista di nessuno dei soggetti che affronta, ma il suo metodo e il suo modo di interagire con gli altri gli permette di affrontare molti ambiti diversi, ben oltre il settore degli arredi o dell’interior design. Ed è questo che spero mostrerà la sezione francese della Triennale.

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