Cartoline d'anniversario: Claude Monet, il pittore-giardiniere padre dell’Impressionismo

Claude Monet nasce a Parigi il 14 novembre 1840, 180 anni fa. Padre droghiere dopo essere stato marinaio su un mercantile partito da Le Havre, Claude (all’anagrafe curiosamente Oscar) ha solo 5 anni quando la famiglia si trasferisce proprio nella città normanna.

Lì comincerà ad amare i paesaggi e il disegno e lì “inventerà” l’impressionismo, con quel quadro diventato famoso, Impressions, soleil levant dipinto nel 1872 proprio sull’estuario della Senna. E allora, anche se il pittore viaggerà molto, da Parigi all’Algeria, e poi Londra, Argenteuil, Antibes, Mentone, Bordighera, Belle-Ile… è in Normandia che si ritrova il suo spirito più autentico. Da ritrovare in un itinerario in tre tappe nella Normandia impressionista di Monet, seguendo il corso della Senna.

Giverny, il giardino della vita

“Oltre alla pittura e al giardinaggio, non so fare niente. Il mio più bel capolavoro è il mio giardino”

Pare che Monet avesse scoperto Giverny dal finestrino di un treno, e se ne fosse innamorato. Tanto da decidere di lasciare Parigi per andare ad abitare in un borgo che all’epoca contava appena 300 abitanti, quasi tutti contadini. Era il 1883, Claude Monet aveva 43 anni e avrebbe trascorso a Giverny esattamente gli altri 43 della sua vita, fino alla morte, il 5 dicembre 1926. La sua tomba è qui, nel piccolo cimitero proprio dietro la chiesa di Sainte Radegonde.
Monet amava il verde, la campagna, i giardini. Così a Giverny prende in affitto - e poi acquista - la “maison du Pressoir”, una grande casa intonacata di rosa, con le persiane verdi, attorno un piccolo giardino, con l’ orto e il frutteto. E si mette subito al lavoro per trasformarlo nel giardino ideale dei suoi sogni d’artista: sceglie i fiori più colorati, crea il laghetto deviando un piccolo corso d’acqua, il Ru, lo ricopre di ninfee, ci fa costruire sopra il ponte giapponese. Il giardino di Giverny è il “capolavoro” di Monet. E quelle ninfee Monet le ha dipinte in modo ossessivo: trecento quadri, 40 di grande formato.
A Giverny oggi tutto vive nel ricordo di Monet: la sua casa, diventata museo e sede della Fondazione Monet, con le piastrelle blu della cucina, la sala da pranzo giallo sole e la collezione di stampe giapponesi (lui era un appassionato di Giappone e, curiosamente, anche di buona tavola e ricette), il Musée des Impressionnismes: il mondo di Monet è tutto qui.

A Rouen e Le Havre, fra paesaggi di luce

Seconda tappa Rouen, il capoluogo della regione, dove Monet affittò un atelier proprio davanti alla cattedrale, per catturare gli effetti della luce sulla facciata a tutte le ore del giorno. Realizzò così 30 quadri oggi ospitati nei più grandi musei dei mondo, da New York a Mosca…Una delle cattedrali la si ammira anche al Museo di Belle Arti di Rouen insieme ad altre opere impressioniste. E la città, con il suo cuore antico di case a graticcio, ha un fascino speciale, pare di veder arrivare da un momento all’altro l’Hirondelle, e scendere dalla carrozza Madame Bovary…

Le Havre è la terza tappa impressionista. La città della giovinezza di Monet che proprio qui, nella luminosità assoluta dell’estuario, dipingeva nel 1872 Impressions, soleil levant, il quadro che ha dato inizio all’Impressionismo. Al MuMa, il Museo Malraux, uno scrigno di luce, sono oltre 1.500 le tele, e 80 i capolavori degli impressionisti, fra cui un olio della serie delle famose Ninfee, dipinto nel 1904.

E infine, Parigi

A questo punto la fascinazione delle ninfee ci porta per un’ultima tappa a Parigi, sempre seguendo la Senna. Una tappa al Museo Marmottan Monet, a cui il figlio Michel lasciò gran parte delle opere del padre, e al Museo d’Orsay, che conserva altri 80 suoi dipinti.
Ma la meta irrinunciabile è il Museo dell’Orangerie, con le due grandiose sale ovali delle Ninfee, 8 tele alte quasi due metri, 100 metri lineari, pensate e donate dall’artista proprio per quel luogo: la consacrazione pittorica del giardino di Giverny da cui è cominciato il nostro itinerario.