Notre-Dame di Parigi, lasciamo la parola a Victor Hugo

Nel 1831, Victor Hugo fece della cattedrale parigina il personaggio principale del suo romanzo Notre-Dame de Paris, contribuendo ampiamente a radicare l’edificio nel cuore dei parigini e dei francesi. Sotto la penna del romanziere e poeta francese, Notre-Dame prende vita e sfiora l’universale. Estratti.

Quasi due secoli prima di Disney, i musical e ora Netflix, Victor Hugo ridà lustro alla cattedrale. E con che genio! Non è un caso se il romanzo reca il nome della cattedrale, che incarna molto di più del teatro dell’amore tra Quasimodo e Esmeralda. 850 anni dopo la sua creazione, ben al di là del simbolo religioso e architettonico, Notre-Dame è nel cuore del mondo intero, come ha messo in luce l'incendio del 15 aprile scorso. Un'occasione per scoprire l’opera del romanziere, ai primi posti nelle vendite in libreria dopo il dramma.

Notre-Dame resiste all’oltraggio del tempo

«Senza dubbio è ancor oggi un maestoso e sublime edificio, la chiesa di Notre-Dame di Parigi. Ma, per quanto bella si sia conservata invecchiando, è difficile non sospirare, non indignarsi di fronte al degrado, alle incalcolabili mutilazioni che il tempo e gli uomini hanno inferto a questo venerabile monumento, senza alcun rispetto per Carlomagno che ne aveva posata la prima pietra, per Filippo Augusto che ne posò l’ultima.»

Notre-Dame così bella in primavera

«Era una di quelle giornate di primavera così piene di dolcezza e di bellezza che tutta Parigi, sparsa nelle piazze e sulle passeggiate, le festeggia come fossero domeniche. In quei giorni di luminosità, di tepore e di serenità, c'è un'ora precisa in cui bisogna ammirare il portale di Notre-Dame. È il momento in cui il sole, che si appresta a tramontare, guarda quasi in faccia la cattedrale. I suoi raggi, sempre più orizzontali, si ritirano lentamente dal selciato della piazza e risalgono lungo lo strapiombo della facciata sulla quale fanno risaltare in un gioco di chiaroscuro le mille rientranze della scultura, mentre il grande rosone centrale fiammeggia come un occhio di ciclope infiammato dai riverberi della fucina.»

La luce nel cuore delle tenebre

« La cattedrale era già oscura e deserta. Le navate laterali erano piene di tenebre e le lampade delle cappelle cominciavano a sembrare stelle, tanto si erano fatte nere le volte. Soltanto il gran rosone della facciata, cui mille colori erano traversati da un raggio di sole orizzontale, riluceva nell’ombra come un mucchio di pietre preziose e ripercuoteva all’altro capo della gran navata il suo spettro abbagliante.»

La facciata, primo tesoro di Notre-Dame

«È anche sicuro che l’arcidiacono era singolarmente innamorato della porta simbolica di Notre-Dame, quella pagina di magia scritta sulla pietra dal vescovo Guillaume di Parigi: il quale deve senza dubbio essere dannato per aver messo un così infernale frontespizio al sacro poema che tutto il resto dell’edificio canta nell’eternità. (…) Ma quello che tutti avevano potuto osservare erano le lunghe ore che passava seduto sul parapetto del sagrato a osservare le sculture della porta, esaminando ora le vergini folli con le loro lucerne rivoltate, ora le vergini sagge con le loro lucerne diritte (…)»

Un devastante incendio

«Tutti gli occhi si erano alzati verso il sommo della chiesa, ciò che vedevano era straordinario. In cima alla galleria più elevata, più in alto del rosone centrale, c’era una grande fiamma che montava tra i due campanili, con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un limbo nel fumo. (…) Sopra la fiamma, le due enormi torri, che mostravano ciascuna due facce nude e nette, una tutta nera, l’altra tutta rossa, sembravano più grandi ancora, proiettando la loro ombra nelle profondità del cielo.»