Le tre isole di Napoleone

Nato in un’isola così vicina alla Francia, morto, 200 anni fa, in un’isola sperduta nell’oceano, lontana da ogni dove. E in una piccola isola ha trascorso i suoi ultimi giorni in territorio francese prima dell’esilio definitivo. Il destino di Napoleone è racchiuso in tre isole, senza contare l’Elba, scenario del primo esilio e di quella leggendaria fuga che diede inizio all’ultima folle avventura di potere, i Cento Giorni.

In Corsica, a casa di Napoleone

La sua isola, che riconosceva ad occhi chiusi dal profumo del maquis, e di quel fiore, l’immortelle – l’elitropio- che cresce spontaneo fra spiagge e scogliere.
Napoleone è nato ad Ajaccio a ferragosto, il giorno dell’Assunta, il 15 agosto 1769.
Ed è la città a conservare il maggior numero di testimonianze e ricordi legati a Bonaparte, a cominciare dalla casa natale: ti invitiamo a rileggere la nostra Passeggiata ad Ajaccio sulle sue tracce.

Ma oltre ad Ajaccio, anche il resto dell’isola è scenario di un “itinerario imperiale”
Appena fuori dalla città, sono legati al ricordo di Napoleone: la strada per le Isole Sanguinarie, con la Cappella dei Greci, dove spesso Napoleone bambino si recava con il fratello Joseph, e i due proseguivano poi fino alla punta della Parata. Alle spalle di Ajaccio, verso Alata, c’è la vecchia casa di campagna dei Bonaparte, Les Milelli, con vista sul golfo. Era la residenza estiva della famiglia circondata da un oliveto, le vigne, e vari terreri coltivati di proprietà. Napoleone era molto affezionato a questo luogo, ci andava ogni volta che tornava in Corsica, ed è qui, al ritorno dall'Egitto nel 1799, che passò le giornate del 2 e 3 ottobre in compagnia di Murat: due giorni dopo, avrebbe lasciato la Corsica per non tornare mai più.

L’Ile d’Aix, gli ultimi giorni in Francia

L'isola di Aix si trova al largo delle coste del dipartimento della Charente, all'estremità settentrionale del vasto estuario del fiume omonimo, fra l'isola di Oléron e Fouras. E’ un’isola piatta, piccola (larga 600 m e lunga 3 km, con circa 7,5 km di coste) dalla curiosa forma di un croissant. In posizione strategica a proteggere l’arsenale di Rochefort, e sulle rotte marittime del nemico storico, l’Inghilterra, è stata fortificata fin dai tempi di Richelieu, che fece costruire due forti, poi rafforzati da Vauban, e sotto il regno di Luigi XV. Ma è soprattutto Napoleone a pensare a difendere l’isola e farne un baluardo contro gli Inglesi. Nel 1801 ordina di costruire il famoso Fort Boyard per tagliare il passaggio nel Pertuis d'Antioche alle navi britanniche. E a lui si deve l’edificazione della casa del Comandante della Piazza, oggi Museo Napoleonico, di Fort Liédot, Fort de la Rade, le caserme Montalembert e Vaudreuil e diverse batterie sul lato ovest dell'isola. Certo Napoleone non immaginava all’epoca che l’isola sarebbe stata il luogo del suo ultimo soggiorno in Francia, esattamente dal 12 al 15 luglio 1815.
Il ricordo dell'imperatore è dovunque sull'isola, con il Museo napoleonico, la place Austerlitz e alcune delle strade del villaggio che portano i nomi delle battaglie. Tutto in un’atmosfera informale, fra spianate di terra battuta, prati e spiagge, dove si gira a piedi o in bicicletta e c’è un unico hotel, naturalmente Hotel Napoléon.

Nella Casa del Comandante dove l’imperatore soggiornò, oggi museo, tutto evoca l'epopea e la leggenda dell'imperatore. In una vetrina sono esposti 52 orologi antichi, fermi alle 17.49, l'ora della morte dell'imperatore il 5 maggio 1821. E poi opere d'arte, ritratti, dipinti, busti, miniature, una serie di oggetti personali, e nei magnifici giardini, classificati come monumento storico, anche un albero ancora vivo oggi che Napoleone aveva innestato. Il luogo più emozionante è forse la camera da letto dell'imperatore, che ha conservato il suo stato del 1815: è qui che Napoleone scrisse la bozza della lettera in cui si arrendeva al Principe Reggente d'Inghilterra: un facsimile è esposto. Dopo alcuni giorni di riflessione infatti Napoleone decise, nella data simbolica del 14 luglio, di arrendersi e all'alba del 15 luglio s'imbarcò insieme ad alcuni fedelissimi a bordo di un brick francese, L'Épervier, posizionato di fronte a Fort Boyard e l'imbarcazione si diresse, dietro sua richiesta, verso la nave britannica Bellerophon. Iniziava così il viaggio che lo avrebbe portato al suo esilio definitivo, a Sant’Elena.

Sant’Elena, l’isola in capo al mondo

Perduta nell’Oceano Atlantico, 2.000 km al largo dell’Africa, quasi 4.000 km dal Brasile, lontana da tutto. Napoleone sbarca qui il 15 ottobre 1815, dopo 70 giorni di navigazione. Inizialmente si sistema al Pavillon des Briars, dove resterà per un paio di mesi, fino al dicembre 1815: la prima residenza di Napoleone a Sant’Elena è stata restaurata esattamente com’era nel 1821, con i mobili originali. Poi gli Inglesi lo trasferiscono nel centro dell’isola, alla Longwood House: una piccola casa, poco confortevole, in una piana esposta ai venti (Napoleone si lamentava spesso dell'umidità permanente dell'isola), 6 km dalla capitale Jamestown. La casa comprende una veranda, un saloncino con un biliardo, il salotto dove Napoleone morì su un letto da campo, la sala da pranzo, la biblioteca, la camera dell’imperatore con il bagno e una vasca di rame. Nonostante le restrizioni inglesi, Napoleone riuscì a portare con sé alcuni mobili e stoviglie dei palazzi imperiali, quadri e souvenir della sua famiglia, come un ritratto di suo figlio, il re di Roma.

Le serate trascorrevano ascoltando sonate al pianoforte, giocando a scacchi o a carte. Napoleone era un avido lettore e si fece portare più di 600 libri. Grazie alle donazioni e agli acquisti, alla sua morte la biblioteca contava più di 3.000 libri. Passava la maggior parte del tempo a leggere e a dettare le sue memorie al conte di Las Cases. Per rompere la noia, si cimentava anche nel giardinaggio. E fece arrivare sull’isola gli immortelles, i fiori della Corsica..
Napoleone poteva muoversi liberamente solo all'interno di una zona limitata e sotto la sorveglianza di diversi soldati britannici, la sua casa era controllata giorno e notte, la sua corrispondenza era aperta. Il governatore dell'isola, Sir Hudson Lowe, era un carceriere durissimo, ossessionato dalla paura della fuga di Napoleone. L'isola di Sant'Elena era così sorvegliata da tremila uomini, e quattro navi attraversavano costantemente il braccio di mare attorno per impedire uno sbarco.
La salute di Napoleone divenne preoccupante dal luglio 1820, la morte avvenne il 5 maggio 1821, alle 17.49, all'età di 51 anni. Il giorno dopo, il governatore Lowe, visitò il defunto per confermare la sua morte. Un'autopsia eseguita dal chirurgo corso Antommarchi, stabilì come causa della morte un'ulcera allo stomaco. Il 7 maggio fu fatto un calco del volto di Napoleone. Il 10 maggio, Napoleone fu sepolto in una valle vicino a Longwood, la Geranium Valley. Il suo corpo fu deposto sotto una lapide senza alcuna iscrizione, poiché gli inglesi si rifiutarono di far incidere il nome "Napoleone". Nel 1840, il re Luigi Filippo organizzò il ritorno dei resti di Napoleone a Parigi, a Les Invalides.
L’isola di Sant’Elena, 122 kmq., oggi 5.000 abitanti in tutto, è possedimento britannico, ma i luoghi napoleonici sono proprietà della Francia, acquisiti sotto Napoleone III nel 1858, e il console onorario e conservatore del domaine, Michel Dancoisne-Martineau, vive qui dal 1987. Ha dedicato e continua a dedicare tutte le sue energie per riportare la residenza dell’Imperatore com’era due secoli fa e tener vivo il ricordo dell’Imperatore e ha raccontato la sua straordinaria esperienza nel libro “Je suis le gardien du tombeau vide” pubblicato nel 2017 da Flamarrion.

Nota finale: dal 2017 è stato aperto finalmente l’aeroporto, con un volo settimanale da/per Johannesburg, venti permettendo, ora da un anno sospeso causa covid. Così si torna a raggiungere l’isola, come sempre, solo dal mare: due volte al mese con il St.Helena, cargo-passeggeri della Royal Mail Ship da Cape Town, 5 giorni di navigazione.